Esecuzione di Savonarola

Le predicazioni di Girolamo Savonarola (foto 1) in favore di un rinnovamento spirituale della Chiesa, determinarono da parte di Papa Alessandro VI, una risposta decisa che prima scomunicò il frate e poi minacciò Firenze, se non gli avesse consegnato Savonarola. 

Le difficoltà del frate ferrarese consentì ai suoi avversari, gli arrabbiati sostenitori dell’aristocrazia e, i palleschi sostenitori dei Medici, di rialzare la testa. 

La situazione precipitò quando un frate francescano sfidò Savonarola alla prova del fuoco; la pioggia torrenziale impedì lo svolgimento della prova che avrebbe dovuto svolgersi il 7 aprile 1498: tra i sostenitori di Savonarola qualcuno gridò al miracolo, ma il suo tempo stava ormai per finire.

La notte successiva il convento fu assalito e la campana di San Marco suonò inutilmente per richiamare i fedeli a protezione (foto 2); il frate fu catturato e rinchiuso nell’Alberghetto della Torre di Arnolfo, insieme a due confratelli, Domenico Buonvicini e Silvestro Maruffi, fu processato per eresia, sottoposto a tortura e dopo aver estorto la confessione condannato a morte.

Le esecuzioni avvennero il 23 maggio 1498 in Piazza della Signoria (foto 3). Dopo l’impiccagione i tre frati furono arsi su un grande falò e le loro ceneri furono gettate in Arno. 

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