Santa Sofia – Istanbul

Santa Sofia – Istanbul

Santa Sofia (in turco: Ayasofya; in greco antico: Hagía Sofía; in latino: Sancta Sophia o Sancta Sapientia), ufficialmente nota come Grande Moschea Benedetta della Grande Hagia Sophia, e anche conosciuta come Basilica di Santa Sofia, è uno dei principali luoghi di culto di Istanbul. Dedicato alla Sophia (la sapienza di Dio), dal 537 al 1453 l’edificio fu cattedrale cristiana. Divenne moschea ottomana il 29 maggio 1453 e tale rimase fino al 1931, quando fu sconsacrata. Il 1º febbraio 1935 divenne un museo. Il 10 luglio 2020, con un decreto presidenziale, è stata nuovamente aperta al culto islamico.
La prima chiesa era conosciuta come la Grande Chiesa a causa delle sue dimensioni più grandi rispetto alle altre chiese contemporanee già presenti in città. La chiesa fu dedicata al Logos, Gesù Cristo il Salvatore, nel giorno della Sua Natività. Inaugurata il 15 febbraio 360 (durante il regno di Costanzo II) dal Vescovo ariano Eudossio di Antiochia, fu edificata vicino alla zona dove era in costruzione il palazzo imperiale. L’edificio fu progettato come una tradizionale basilica latina con colonnato e gallerie, dotata di un tetto in legno. L’ingresso era preceduto da un doppio nartece. Questa prima chiesa fu in gran parte distrutta da un incendio. Nulla di essa rimane oggi. Una seconda chiesa fu costruita per volere di Teodosio II, il quale la inaugurò il 10 ottobre 415. La basilica, dotata ancora di un tetto in legno, fu progettata dall’architetto Rufino. Incendiata durante la rivolta di Nika, scoppiata nel 532 contro l’imperatore Giustiniano, la chiesa bruciò quasi completamente. Diversi blocchi di marmo appartenenti all’edificio sono stati scoperti nel 1935 sotto il cortile occidentale da A.M. Schneider. Il 23 febbraio 532, pochi giorni dopo la distruzione della seconda basilica, l’imperatore Giustiniano I decise di costruire una nuova basilica completamente diversa, più grande e più maestosa rispetto a quelle dei suoi predecessori. Come architetti scelse Isidoro di Mileto e il fisico e matematico Antemio di Tralle. L’imperatore fece venire il materiale da tutto l’impero: colonne ellenistiche dal tempio di Artemide di Efeso, grandi pietre dalle cave di porfido egiziane, marmo verde dalla Tessaglia, pietra nera dalla regione del Bosforo e pietra gialla dalla Siria. Più di diecimila persone vennero impiegate nel cantiere. L’imperatore, insieme al patriarca Mena, inaugurò la nuova basilica il 27 dicembre 537 con una celebrazione in pompa magna. I mosaici all’interno della chiesa vennero completati solo sotto il regno dell’imperatore Giustino II (565-578). Santa Sofia divenne la sede del patriarca di Costantinopoli e il luogo principale per le cerimonie imperiali dei reali bizantini, come le incoronazioni. La cupola principale crollò completamente durante un terremoto, avvenuto il 7 maggio 558, distruggendo l’ambone, l’altare e il ciborio. L’incidente fu dovuto principalmente alla portante troppo alta e al carico enorme della cupola che era troppo piatta. L’imperatore ordinò un immediato ripristino. Affidò i lavori a Isidoro il Giovane, nipote di Isidoro di Mileto, che utilizzò materiali più leggeri ed elevò la cupola di altri 6,25 metri, conferendo all’edificio la sua altezza interna attuale di 55,6 metri. La basilica subì in seguito altri gravi danni, prima in un grande incendio nell’859 e di nuovo in un terremoto avvenuto l’8 gennaio 869 che fece quasi collassare nuovamente la cupola. L’imperatore Basilio I ordinò che la chiesa fosse riparata. Dopo un nuovo grande terremoto avvenuto il 25 ottobre 989, che rovinò la grande cupola, l’imperatore bizantino Basilio II chiese all’architetto armeno Trdat di ripararla. I principali lavori riguardarono l’arco occidentale e una parte della cupola. L’entità del danno richiese sei anni di riparazioni. La chiesa fu riaperta il 13 maggio 994. Al momento della presa di Costantinopoli, durante la Quarta Crociata, la chiesa fu saccheggiata e profanata dai cristiani latini. Dopo la riconquista della città da parte dei Bizantini nel 1261, la chiesa si trovava in uno stato fatiscente. Nel 1317, l’imperatore Andronico II ordinò la costruzione di quattro nuovi contrafforti. Un nuovo terremoto arrecò danni alla struttura che dovette essere chiusa fino al 1354, quando terminarono le riparazioni effettuate dagli architetti Astras e Peralta. Nel 1453 il Sultano Maometto II assediò Costantinopoli, distruggendo molti edifici Sacri e imperiali. Il sultano promise ai suoi soldati tre giorni di libero saccheggio se la città fosse caduta, dopo di che avrebbe rivendicato le ricchezze per sé. La Basilica di Santa Sofia non fu esentata dal saccheggio, diventandone il punto focale, in quanto gli invasori credevano che vi fossero contenuti i più grandi tesori della città. Quando il sultano Maometto II e il suo seguito entrarono nella chiesa, egli insistette affinché fosse subito convertita in moschea. Gli Ulamā presenti salirono sul pulpito della chiesa e recitarono la Shahada, segnando così la conversione della chiesa in moschea. Il sultano ne ordinò la pulizia e la riqualificazione, aggiungendo i minareti e intonacando i mosaici parietali. Negli anni l’edificio subì una serie di modifiche, aggiunte e restauri. Il restauro più famoso di Aya Sofya fu però quello ordinato dal sultano Abdul Mejid I tra il 1847 e il 1849 sotto la direzione dell’architetto ticinese Gaspare Fossati, assistito dal fratello Giuseppe Fossati, ingegnere. I due fratelli consolidarono la cupola e le volte, raddrizzarono le colonne e rinnovarono la decorazione degli esterni e degli interni dell’edificio. I mosaici bizantini superstiti vennero scoperti e ricoperti con uno strato d’intonaco, ed i vecchi lampadari vennero sostituiti da nuovi, del tipo a goccia. Alle colonne vennero appesi otto giganteschi medaglioni circolari, che riportano i nomi di Allah, del profeta Maometto, dei primi quattro califfi (Abū Bakr, Umar, Uthman e Ali) e dei due nipoti di Maometto: Hassan e Hussein. Il 13 luglio 1849, alla fine del restauro, la moschea venne riaperta al culto con una cerimonia solenne. Nel 1935, il primo presidente turco e fondatore della Repubblica di Turchia, Mustafa Kemal Atatürk, trasformò l’edificio in un museo. I tappeti vennero rimossi e le decorazioni del pavimento di marmo riapparvero per la prima volta dopo secoli, mentre l’intonaco bianco che copriva molti dei mosaici fu rimosso. Tuttavia, le condizioni della struttura erano deteriorate. Con l’aiuto della società di servizi finanziari American Express, negli anni 1997 – 2002 il World Monuments Fund stanziò una serie di sovvenzioni per il restauro della cupola. Nel marzo 2019 il presidente Erdoğan dichiarò che avrebbe cambiato lo status di Hagia Sophia da museo a luogo di culto musulmano, aggiungendo che era stato un “errore molto grande” trasformarla in un museo. Dopo molte pressioni da parte dello stesso Erdoğan, infatti, il 10 luglio 2020 il Consiglio di Stato turco ha annullato il decreto di Atatürk del 1934, cancellando la trasformazione della moschea in museo. Lo stesso giorno, il Presidente Erdoğan ha riaperto al culto islamico la Basilica con un decreto presidenziale. La prima preghiera pubblica islamica del venerdì si è svolta nell’edificio il 24 luglio successivo.

Moschea Blu – Istanbul

Moschea Blu – Istanbul

La Sultan Ahmet camii, meglio conosciuta come Moschea Blu, è una delle più importanti moschee di Istanbul, costruita dall’architetto turco di origine albanese Sedefkar Mehmed Agha.
Dopo la pace di Zsitvatorok e gli sfortunati risultati della guerra con la Persia, il sultano Ahmed I decise di costruire una grande moschea a Istanbul per riaffermare il potere ottomano. Questa fu la prima moschea imperiale costruita a Istanbul dopo la moschea di Solimano, eretta quarant’anni prima. Ahmet I utilizzò denaro pubblico per la sua costruzione. La moschea fu edificata su parte del sito del Gran Palazzo di Costantinopoli, di fronte a Hagia Sophia e all’ippodromo, un altro sito di grande valenza simbolica. La costruzione della moschea iniziò nel 1609. La cerimonia di apertura avvenne nel 1617. I lavori di completamento si conclusero sotto il successore di Ahmet, Mustafa I. L’immagine della moschea venne stampata sulle banconote da 500 lire in corso negli anni 1953 – 1976.
Il nome di Moschea Blu deriva dalle 21.043 piastrelle di ceramica turchese inserite nelle pareti e nella cupola. È infatti il turchese il colore dominante nel tempio. Pareti, colonne e archi sono ricoperti dalle maioliche di İznik (l’antica Nicea), decorato in toni che vanno dal blu al verde. Rischiarate dalla luce che filtra da 260 finestrelle, conferiscono alla grande sala della preghiera un’atmosfera suggestiva quanto surreale. La Moschea Blu è anche l’unica a poter vantare ben sei minareti. Tale particolarità architettonica è dovuta, secondo una storia popolare, a un fraintendimento: l’espressione delle manie di grandezza del sultano Ahmed I, non potendo eguagliare la magnificenza della moschea di Solimano né quella di Hagia Sophia, non trovò soluzione migliore per cercare di distinguerla che i minareti in oro; l’architetto fraintese però le parole del sultano, capendo “altı” (in turco “sei”) anziché “altın” (oro).

Istanbul – luglio 2013

Istanbul – luglio 2013

10 curiosità su Istanbul

1) La porta chiusa a chiave del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli: è impossibile entrare dalla principale porta d’ingresso dell’edificio, chiusa a chiave dal 1821. Si può entrare dalla porta laterale, sempre aperta. La porta del Patriarcato è chiusa a chiave in memoria del patriarca Gregorio V, impiccato a ridosso di questo ingresso dagli ottomani perché considerato traditore dell’impero. Si dice che la porta principale verrà riaperta quando Istanbul tornerà a chiamarsi Costantinopoli, liberata dalle grinfie dei turchi.
2) Una catena per chiudere il Bosforo: gli imperatori bizantini avevano fatto installare una pesante catena di ferro per chiudere l’accesso al Bosforo già nel 1110, tra la Torre di Leandro e il quartiere di Manganae: ogni anello pesava circa 20 chili, per una lunghezza di circa un metro, e galleggiava grazie ad una serie di boe che la sostenevano. Frammenti della catena, oggi, si trovano in diversi musei di Istanbul.
3) Graffiti runici a Santa Sofia: al piano superiore di Santa Sofia, nel settore che era la galleria delle donne, sul marmo di un corrimano si trovano delle iscrizioni runiche: “Halvdan” e “Are“, ovvero mezzo danese e aquila. Sono state incise da una guardia reale dell’imperatore bizantino di origini vichinghe che controllava la loggia dell’imperatrice e delle donne.
4) Il tappeto da preghiera e la profezia sulla morte di Atatürk: a quasi cento anni dalla fondazione della Repubblica di Turchia, il popolo turco è ancora molto affezionato alla figura di Mustafà Kemal Atatürk, fondatore della repubblica nel 1923. Nel 1929 un maharaja donò ad Atatürk un tappeto da preghiera, tessuto in India, e lo fece recapitare alla stanza 101 del Pera Palas, l’albergo dove spesso Atatürk alloggiava. Dopo la morte di Atatürk la stanza diventò un museo e, inventariando gli oggetti, qualcuno si accorse che sul tappeto indiano era raffigurato un orologio che segnava le 09:07, la data 1938 e dieci crisantemi, che in turco si dice kasımpatı e novembre si dice Kasım: Atatürk è morto il 10 novembre 1938, alle ore 09:05.
5) La chiesa in ghisa costruita in una notte: la chiesa di Santo Stefano dei Bulgari ha una caratteristica che la rende unica: si tratta di un edificio in ghisa. Nel 1871 si dice che il Sultano dell’epoca avesse concesso la realizzazione di una nuova chiesa ortodossa a Istanbul a patto che venisse costruita in una notte. Per tenere fede all’accordo, i pezzi in ghisa furono fabbricati a Vienna e trasportati lungo il Danubio, per giungere nel Mar Nero e infine sul Bosforo. In questo modo, sembrerebbe, fu assemblata in una notte.
6) Da Londra a Nuova Delhi in treno, via Istanbul: dopo la realizzazione del Canale di Suez, si iniziò ad accarezzare l’idea di collegare su rotaia Londra con Istanbul, e da qui attraversare l’Impero ottomano, l’Impero persiano e giungere fino a Nuova Delhi. Purtroppo, nel 1914 la Prima Guerra Mondiale stravolse gli equilibri internazionali, così l’ambizioso progetto ferroviario venne messo da parte. Di questo percorso, funzionò il tratto Parigi-Istanbul, il noto Orient Express.
7) Il Sultano dei tulipani: per i turchi il tulipano è il fiore nazionale. Il genere Tulipa ha avuto origine sui monti del Pamir, tra l’Hindo Kush e il Tien Shan, nell’Asia Centrale. Ai turchi questo fiore ricordava i loro turbanti, infatti il termine tulipano deriva dalla parola turca “tullband” che significa turbante. Solimano il Magnifico amò molto i tulipani, tanto da chiedere ai giardinieri di piantarne ovunque e di creare nuove colorate varietà.
8) Le tradizioni delle steppe asiatiche al Topkapı: il Topkapı è un immenso giardino murato costituito da tanti edifici e padiglioni, e al suo interno contiene l’harem del Sultano. Il Topkapı è composto da tante strutture, che ricordano le tende degli accampamenti nomadi dei popoli delle steppe.
9) Franchi d’acqua dolce, franchi d’acqua salata: Costantinopoli è da sempre stata una città cosmopolita, multiculturale e multireligiosa. Gli europei dell’Ovest agli ottomani erano noti come “franchi”, distinti in “franchi d’acqua dolce” per definire i balcanici, e “franchi d’acqua salata” per definire coloro che arrivarono via mare, come i genovesi e i veneziani.
10) Perché si chiama Corno d’Oro: per scoprirlo bisogna salire sulla Torre di Galata una mezz’oretta prima del tramonto. Una volta in cima bisogna ammirare il sole che tramonta e che inonda il cielo con una meravigliosa luce dorata: ecco perché lo hanno chiamato Corno d’Oro.

Ginevra – marzo 2013

Ginevra – marzo 2013

Il sito fu abitato dai Galli Allobrogi e occupato dai Romani (58 a. C.). L’espansione del villaggio fu bloccata dalle invasioni alemanniche, così che Ginevra alla fine del III secolo era ancora una testa di ponte fortificata. Diventata nel V secolo capitale del regno burgundo e sede vescovile, cadde poi sotto il dominio dei Franchi e fece parte del Regno di Borgogna dopo la dissoluzione dell’Impero carolingio. In età feudale il governo della città fu lungamente conteso tra il vescovo e i conti del Genevois: con l’accordo del 1124 si riconobbe al vescovo il titolo di principe sovrano di Ginevra, confermatogli dall’imperatore. Nel basso Medioevo la città si trovò circondata dai domini dei conti di Savoia. Nelle guerre di Borgogna si alleò dapprima con Carlo il Temerario e fu saccheggiata dagli Svizzeri nel 1475; successivamente si orientò verso alleanze con Friburgo e Berna. La Riforma protestante, introdotta da Guillaume Faurel, ebbe conseguenze politiche notevoli per la città, che da principato vescovile divenne una repubblica indipendente. Ma l’affermazione della Riforma non fu pacifica. Una serie di alleanze permise alla città di sventare l’ultimo tentativo di conquista savoiardo e di vedersi riconosciuta l’indipendenza con il Trattato di Saint-Julien (1603). Grazie alla riforma calvinista, Ginevra divenne il centro principale del protestantesimo e rifugio dei protestanti francesi e italiani. Nel XVII secolo vi si affermò un regime aristocratico, che dovette affrontare numerose sollevazioni popolari, domate con aiuti militari esterni. Nel 1792 il sistema aristocratico fu infine rovesciato dagli égalisateurs, che ottennero la convocazione di un’assemblea costituente. Dal 1798 al 1813 la città fu annessa alla Francia, diventando capoluogo del dipartimento del Lemano. Il periodo napoleonico si accompagnò a una profonda crisi economica. Nel 1815 la città con il suo territorio fu unita alla Confederazione Svizzera come 22º cantone ed ebbe una costituzione fortemente censitaria. Il suffragio universale fu introdotto nel 1841. Dall’800 la città fu sede di importanti conferenze, tra cui quella che nel 1863 segnò la nascita del diritto umanitario internazionale. Sede della Società delle Nazioni dal 1920 al 1939, nel 1947 fu scelta come sede europea dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e di alcune delle sue agenzie (tra cui l’Organizzazione Internazionale del Lavoro e l’Organizzazione mondiale della Sanità). Diventata uno dei principali centri della diplomazia internazionale, ospitò nei successivi decenni numerosi incontri e conferenze.
La fontana Jet d’Eau di Ginevra (letteralmente “getto d’acqua”) è il simbolo della città sin dalla creazione della sua versione decorativa del 1891. Il suo primo scopo non era semplicemente estetico: era, infatti, una soluzione a un problema tecnico. La prima versione, alta 30 metri, fungeva da valvola di sicurezza per un impianto idrico situato in città. La versione attuale, risalente agli anni ’50, è alta 140 metri. Ogni secondo, vengono espulsi più di 500 litri d’acqua a una velocità di 200 km/h.
Il Centro Storico di Ginevra, il più grande centro storico di tutta la Svizzera, è il luogo in cui troverete alcuni dei luoghi più emblematici da vedere durante il vostro viaggio a Ginevra.
La Cattedrale di San Pietro: costruita per il rito cattolico, divenne luogo di culto protestante nel 1535. Da non perdere la salita di 157 gradini che portano alle torri, che offriranno una bella visuale su Ginevra. Interessante anche la Cappella dei Maccabei e il sito archeologico nel seminterrato, dove sono visibili le fondamenta della vecchia cattedrale.
L’accademia di Calvino, che risale al XVI secolo ed è la più antica della città.
Il Parco dei Bastioni: ci sono due attrazioni principali da vedere in questo parco: il muro dei Riformatori lungo 100 metri fu eretto in onore degli uomini che lavorarono per la Riforma e la creazione del Protestantesimo; nel mezzo del muro, vi sono le statue, alte 5 metri, di 4 grandi predicatori: Giovanni Calvino, Guillaume Farel, Teodoro di Beza e John Knox. All’interno del parco vi sono sei giganteschi giochi di scacchi.
Il Jardin Anglais e l’Orologio Fiorito: sia che abbiate voglia riposare per qualche minuto o fare una breve passeggiata sul lago, è assolutamente uno dei posti da visitare a Ginevra. In questo giardino si trova il famoso Orologio Fiorito. Qui troviamo anche il National Monument, che commemora l’annessione di Ginevra alla Svizzera nel 1814. All’estremità nord-occidentale del parco, è possibile attraversare il ponte del Monte Bianco, che attraversa il Lago Lemano.
Place du Bourg-de-Four, una piazza con delle fontane e numerosi caffè e ristoranti. La facciata del Museo di Arte e Storia è meravigliosa. Da lì, il famoso passaggio segreto “Degrés de poules” conduce alla cattedrale.
Treille Promenade: si trova nella zona periferica del centro storico, non distante dal municipio. Oltre a essere la più vecchia di Ginevra, è particolarmente famosa per le sue due curiosità: su questa passeggiata si trova la panca in legno più lunga del mondo, ben 120 metri; qui si trova anche il “castagno ufficiale di Ginevra”, la sua prima foglia annuncia l’arrivo della primavera a Ginevra.
Maison Tavel: la più antica casa privata di Ginevra, trasformata adesso in museo.
La Torre Molard: è stata costruita nel 1591, possiede un orologio ed è decorata con le lancette collegate alla storia della Riforma e di Ginevra.
Parc de La Grange e Parc des Eaux-vives: questi due parchi sono situati sulle rive del Lago Lemano, sulla Quai Gustave-Ador (la riva sinistra), a meno di 10 minuti a piedi dal Jet d’Eau. Il Parc de la Grange, il più grande parco della città, ha alcune attrazioni molto graziose: il suo roseto, il più grande di Ginevra; il Théâtre de l’Orangerie e il Théâtre de Verdure; le rovine di un’antica villa Romana; in estate, potrete trovare persino delle pecore all’interno del parco. Il Parc des Eaux Vives è ben strutturato, dispone di un grande prato e di molte grandi conifere per riposarsi all’ombra.
Bains des Pâquis: oltre a essere il luogo ideale per nuotare nel cuore della città, è anche molto piacevole grazie alla sua atmosfera amichevole e gioiosa. È frequentato da gente di ogni età.
Ufficio delle Nazioni Unite: il Palazzo delle Nazioni, un meraviglioso edificio degli inizi del XX secolo, è la sede delle Nazioni Unite a Ginevra. Considerato uno dei più importanti centri diplomatici del mondo, è anche sede di molte istituzioni politiche, economiche e scientifiche internazionali.
Scultura della Sedia Rotta: una gigantesca sedia in legno alta 12 metri con un piede distrutto, si trova accanto al quartier generale delle Nazioni Unite nella Piazza delle Nazioni. Sponsorizzata da Handicap International, è stata collocata di fronte al Palais des Nation di Ginevra nel 1997 e simboleggia la lotta contro l’uso delle mine antiuomo.
L’Orto Botanico di Ginevra: si trova tra il Palazzo delle Nazioni e il Lago Lemano. È un’oasi di verde. Ha una serie di serre che riproducono diversi climi, un piccolo giardino giapponese e tanto altro.
Carouge: separato da Ginevra dal fiume Arve, è oggi un Greenwich village. Fondata da Vittorio Amedeo III, dopo la disfatta dell’Escalade nel 1602 e il trattato di Torino, l’anno seguente, l’indipendenza di Ginevra venne riconosciuta, ma allo stesso tempo fu decisa la creazione di una base sabauda con case fatte costruire da architetti giunti direttamente dal Piemonte.

La più grande fortezza del Trentino

La più grande fortezza del Trentino

📍 #castelbeseno

🌍 Dove siamo?

Castel Beseno, il più esteso complesso fortificato del Trentino, fa parte della rete museale del Castello del Buonconsiglio e ospita manifestazioni culturali e rievocazioni storiche.
La sua posizione strategica su di un alto colle offre una magnifica vista sull’intera Vallagarina.

🚙 Come arrivare?

A 10 minuti in macchina da Rovereto, risalendo la Vallagarina da Rovereto a Trento in prossimità di Folgaria, sorge sulla sommità di una collina strategicamente importante la più grande struttura fortificata del Trentino.

🧭 Quanto rimanere?

Godetevi con calma la splendida vista da questo Castello: dedicateci almeno 2 ore per scoprire ogni scorcio.

📸 Spunti fotografici:

Senza visitatori (o quasi), ogni angolo è pieno di storia e magia

La consegna dello scapolare a San Simone di Domenico Mondo a Matera

La consegna dello scapolare a San Simone di Domenico Mondo a Matera

La chiesa a lato dell’ingresso di palazzo Lanfranchi è antecedente al palazzo. Sulla chiesa è stata infatti installata la fabbrica seicentesca del seminario, così che la facciata dell’edificio sacro appare oggi incastonata entro quella del palazzo. L’interno è un gioiello la cui antichità rispetto al corpo della costruzione barocca che la ingloba è testimoniata dai gruppi scultorei in pietra che abbelliscono ancora due cappelle. Colpisce il prezioso altare maggiore barocco che incornicia una bella pala di mano di Domenico Mondo, pittore che si distinse per abilità nel disegno e nell’illustrazione. Un talento che emerge nelle forme di questo dipinto, imbevuto dell’esperienza dell’artista nella bottega dell’ultimo Solimena. Il tema della rappresentazione è la consegna dello scapolare a San Simone Stock; tema che dà conto della dedicazione della chiesa alla Madonna del Carmine. Lo scapolare è una stoffa rettangolare forata al centro per essere indossata passando per la testa. Dopo la consegna al santo inglese, lo scapolare si legò al carisma dei carmelitani.

Sempre a Matera, su un pilastro della chiesa di San Pietro Caveoso c’è una curiosa rappresentazione della Vergine che la ritrae con un oggetto in mano, da cui scaturì l’appellativo popolare di “Madonna della borsetta”. La “borsetta” altro non è che un’ingenua traduzione grafica della versione laica dello scapolare. A differenza che per i religiosi, per i laici lo scapolare è costituito da due quadretti di stoffa legati da una doppia stringa: più facile da indossare anche come soprabito. Che la “borsetta” sia proprio lo scapolare è comprovato dalle anime purganti lambite dal fuoco al di sotto della Madonna sempre nell’affresco di San Pietro. Apparendo a San Simone, la Vergine aveva assicurato che chiunque avesse indossato lo scapolare con fede sarebbe stato preservato dall’inferno. Successivamente il culto si legò all’uscita anticipata delle anime dal purgatorio. Uno scapolare laico è tenuto tra le mani dell’angioletto in basso nel quadro del Mondo. Oggi, la tradizione dello scapolare va scemando tra gli adulti, ma resiste per i bambini, sempre più rari e preziosi nel nostro Paese.

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