Il Chiostro della Certosa di San Martino, con le arcate e il bel pavimento in marmo bianco e piperno. Napoli, Italy

Il Chiostro della Certosa di San Martino, con le arcate e il bel pavimento in marmo bianco e piperno. Napoli, Italy

Costruita nel 1325 su ordine di Carlo d’Angió, la Certosa di San Martino è uno dei luoghi più suggestivi di Napoli. Costruita in stile gotico, nel corso dei secoli ha subito grandi cambiamenti anche grazie all’impronta che grandi architetti e artisti vi hanno lasciato soprattutto nel periodo barocco. In foto il Chiostro che suddivide lo spazio con le sue bellissime arcate che fanno risaltare il pavimento che alterna il marmo bianco al piperno, pietra dal colore grigio di origine vesuviana. #goticstyle #certosadisanmartino #napoli #piperno #chiostro

Duomo di Napoli

Duomo di Napoli

Oggi rimane ben poco dell’originale facciata trecentesca del duomo di Napoli.
Diverse eruzioni del Vesuvio, intensi sismi e i bombardamenti del ’43: l’intero complesso è stato danneggiato ripetutamente nel corso dei secoli e numerosissimi sono stati i lavori di ricostruzione e restauro.

Già nel 1349, a causa di un terribile terremoto, la facciata dopo appena qualche decennio di splendore crollò su se stessa. Si salvarono soltanto i leoni del portale maggiore e la marmorea Madonna con il Bambino ad opera di Tino di Camaino.

#igersnapoli #duomodinapoli

La piccola e meravigliosa chiesa della Certosa di San Martino, Napoli – Italy

La piccola e meravigliosa chiesa della Certosa di San Martino, Napoli – Italy

Uno dei primi tesori che accoglie il visitatore nella Certosa di San Martino, è la chiesa. Composta da una navata centrale e da 8 cappelle, presenta una splendida volta che mantiene intatta la sua struttura originaria trecentesca, dipinta da Giovanni Lanfranco (1637-40). Da notare come l’artista rese magnificamente l’Ascensione di Cristo in un tripudio di luce dorata.
#certosadisanmartino #napoli #chieseditalia #churcharchitecture #baroccostyle

Ferri battuti d’autore

Ferri battuti d’autore

Nastri di ferro battuto avvolgono il corrimano e guidano le mani dei viaggiatori su e giù per la scala👣
.
🧳 C’è chi sale al borgo del Sacro Monte: appena arrivato con la funicolare, percorre i gradini a passo spedito e sguardo all’insù verso le mura del Monastero delle Romite e la parte alta del paese che lo accoglie.
🧳 E intanto incrocia chi invece sta scendendo: qualcuno va spedito per non perdere la prossima corsa che va a Varese. 👀 Per i meno frettolosi dall’alto della scala c’è un panorama imperdibile da percorrere con lo sguardo all’orizzonte. Giù verso la piana sottostante i placidi laghi di Varese, Monate e Comabbio punteggiano il paesaggio verdeggiante.
.
✋🏼E intanto sotto le mani dei viaggiatori corre il ferro battuto nella sua andatura attorcigliata ed elegante. Una linea sinuosa e solida disegna il corrimano e ogni tanto ha un guizzo: sale e si abbarbica lungo lo stelo esile dei lampioncini che la sera illuminano la scala.
🔨 Mani esperte hanno progettato, forgiato e lavorato questo ferro dandogli un aspetto unico, come unica e irripetibile sa essere la natura a cui si ispira. 🌱
– – –
Racconto dalla Scalea del Sommaruga alla Stazione Funicolare del Sacro Monte di Varese, 1909

Fons ortorum

Fons ortorum

«In quel giorno vi sarà una fonte aperta»

~ Zaccaria 13:1-9

Il chiostro della foresteria era il perno del monastero poiché fa qui si dislocano vari percorsi che conducono ad aree specifiche. La faces architettonica è simile alla maniera di Giovanni Antonio Dosio che nel cinquecento aveva lavorato similmente anche alla Certosa di San Martino a Napoli. Una concatenazione di archi a tutto sesto, i cui piedritti sono alette affiancate alle semicolonne tuscaniche che sorreggono il fregio. Al di sopra del fregio il portico superiore interamente affrescato da Francesco De Martino dopo il primo decennio del seicento. Lussuose e variegate pitture paesaggistiche che servivano a deliziare il soggiorno di ospiti illustri. Al centro della corte la fontana marmorea del 1561.

Wall in Art

Wall in Art

🏡CHICCHE DIETRO CASA🏡
Con questo post voglio portarvi a fare un giro per la provincia di Brescia: l’opera di @gonzaloborondo si chiama MITES TERRAM POSSIDENT e si trova a Malegno, in @vallecamonica
.
In altri post vi avevo parlato di un progetto di urban art per la città di Brescia, ma questo murale fa parte di un altro progetto, @wallinart che è volto a correlare due forme d’arte cronologicamente lontanissime ma concettualmente vicine: le incisioni rupestri e la street art. Ma perché??
.
In Vallecamonica è presente uno dei parchi archeologici più importanti d’Italia e primo sito UNESCO del Paese.
.
Al centro del murale è raffigurata una grotta che si trova vicino a Malegno e si espande in archi e colonne, come se fossimo in una chiesa. L’intera opera è un continuo richiamo al territorio, ma l’aspetto più significativo sono le rappresentazioni delle incisioni rupestri create dall’artista (sulla destra) e i veri graffiti nella parte inferiore, creati dagli alunni del luogo.
Un’opera che unisce preistoria e modernità, un connubio insolito, ma a mio parere geniale!! 🧞‍♂️
.
⁉️Conoscete altre opere del progetto?

#arte #artsharer #vallecamonica #brescia

Big bench 💛

Big bench 💛

La Big bench non è altro che una panchina gigante, gialla come la campagna toscana che la accoglie. Si trova a Castiglion Fibocchi, in provincia di Arezzo, ma è già la terza in Toscana e la 111esima in Europa. Si tratta di un’installazione permanente, che vuol essere un’opera d’arte immersa nella natura, in grado di valorizzare anche i territori più piccoli e meno conosciuti. Un simbolo di cultura e di internazionalizzazione, un omaggio al paese e ai viaggiatori che possono sedersi sulla grande panchina e tornare un po’ bambini mentre ammirano il panorama, immaginando un mondo perfetto.

La casa di riposo per musicisti di Giuseppe Verdi

La casa di riposo per musicisti di Giuseppe Verdi

C’è un posto che tutti i milanesi conoscono. Se chiedete in giro dove si trova la casa di riposo dei musicisti di Verdi, è difficile trovare qualcuno che non sappia la risposta, ma in quanti effettivamente sanno che si può entrare a visitare? Ebbene si: o andate a fare visita a un parente o un amico, oppure potete entrare autonomamente per andare a visitare la cripta dove riposa il Maestro con la sua seconda moglie Giuseppina Strepponi. Se invece siete interessati alla visita degli ambienti, allora dovete seguire una visita guidata, come ho fatto io.
Eccomi giunta in piazzale Buonarroti e lì la statua di Verdi al centro della piazza sembra che mi inviti a entrare nella sua casa. Verdi amava definire questa casa di riposo come la sua opera più bella e volle farla edificare per i suoi colleghi meno fortunati e per chi non ebbe la dote del risparmio!
Verdi era molto attento ai problemi sociali dell’epoca: a titolo privato aveva aiutato diversi librettisti e a 82 anni decise di far costruire questa casa. Dette quindi mandato di costruzione all’architetto Camillo Boito, docente a Brera, e fratello maggiore del noto librettista.
Venne aperta nel 1902, l’anno dopo la sua morte, in quanto il Maestro aveva dato istruzioni precise nel suo testamento in merito alla sua sepoltura e funerale e soprattutto non voleva essere ringraziato per quanto fatto.
Quando morì la cripta non era ancora terminata e pertanto si seguirono le sue indicazioni per quanto riguardava la cerimonia funebre (un cero, una croce, un prete e un cavallo, preferibilmente all’alba o al tramonto per dare meno fastidio possibile alla popolazione) ma venne portato al cimitero Monumentale dove da due anni riposava la sua seconda moglie.
Quando poi fu terminata la cripta, la cerimonia di trasferimento delle salme dal Monumentale fu decisamente diversa: sul piazzale del cimitero si radunarono in molti e Arturo Toscanini diresse il Va’ Pensiero.
Ad oggi ci sono circa 60 ospiti con un’età media di 85/86 anni: è aperta a tutti i musicisti, sia italiani che stranieri che abbiano compiuto i 65 anni di età e che abbiano lavorato professionalmente nella musica.
Ma guardiamo un po’ alcuni ambienti:

la sala Toscanini è la sala dove gli ospiti ricevono parenti e amici e dove fanno l’animazione settimanale

La sala araba contiene invece i cimeli di Verdi. C’è il pianoforte originale del Maestro che è l’unico che non viene suonato da nessuno per rispetto del proprietario. Sono presenti anche due mobili con intarsi in ebano e avorio donati da Isma’il Pascià quando si commosse alla rappresentazione dell’Aida per l’apertura del teatro del Cairo del 1871

La sala da pranzo invece è quella della sua casa di Genova. Ci sono le iniziale GV sulla credenza e sulle sedie. Sul tavolo i disegni originali di Boito con indicazione di ricovero, sostituito poi dal termine casa di riposo dallo stesso Verdi. Nell’idea del Maestro questo non doveva essere un luogo dove aspettare la morte, ma anzi una casa dove continuare a vivere con dignità.

La cripta appunto, venne decorata in oro e lapislazzuli sul disegno del Pogliaghi e costò 28.000 lire solo per la decorazione. Possiamo vedere sulla sinistra il patriottismo con la bandiera e a lato la maschera della satira. Come dicevamo, nella cripta c’è la tomba di Verdi e della Strepponi e per volere della regina Margherita è stata inserita una targa a ricordo della prima famiglia del Maestro.

Nel 1893 dopo il successo del Falstaff Boldini donò il quadro al Maestro Verdi. L’avete riconosciuto? È il suo ritratto ufficiale ma è anche il volto sulle 1000 lire!

Unisciti alla community di Museide

Vieni a vivere nuove esperienze di viaggio e incontra tanti appassionati come te.
Scarica l’app di Museide dal tuo Store.