Arezzo – ottobre 2014

Arezzo – ottobre 2014

Se amate i piccoli borghi medievali, non potete non andare ad Arezzo, un vero e proprio gioiello medievale nelle verdi colline toscane.
Arezzo è piccola, ma è piena di arte da ammirare, piena di storia, e se siete di buona forchetta, anche le osterie sono tutte da visitare per assaggiare la cucina tipica.
Arezzo è la città che ha dato i natali a Pietro Aretino, a Francesco Petrarca (di cui è possibile visitare la casa e la sua splendida biblioteca), a Giorgio Vasari (anche la sua casa è visitabile). Inoltre, all’interno della cappella maggiore della Basilica di San Francesco si possono ammirare gli affreschi di Piero della Francesca su La storia della Vera Croce.

Giovanni dalle Bande Nere

Giovanni dalle Bande Nere

Nel 1850 in piazza San Lorenzo trovò spazio un monumento dalla storia accidentata.

Tutto iniziò il 26 maggio 1540 quando Cosimo I incaricò Baccio Bandinelli di realizzare una statua in onore del padre, Giovanni dalle Bande Nere. 

Bandinelli era uno scultore capace, ma il suo talento non era minimamente paragonabile a quello dei suoi contemporanei, Michelangelo e Cellini; in quel tempo la sua opera più importante, Ercole e Caco, veniva ampiamente criticata per l’esagerazione dei muscoli. 

Le critiche non mancarono neanche per la statua di Cosimo I destinata al salone dei Cinquecento e che l’artista non riuscì mai a rendere somigliante al Duca. 

Ancora più criticata rimane l’opera dedicata al capitano di ventura e unico uomo d’armi della famiglia dei Medici, Giovanni dalle Bande Nere.

La statua era destinata alla cappella Negroni all’interno della Basilica di San Lorenzo; il modesto spazio a disposizione indusse l’artista a riprodurre il condottiero seduto su un basamento e non a cavallo o in posizione da battaglia.

Quando Cosimo I  vide l’opera del Bandinelli, cambiò idea sulla sua collocazione; la statua fu posta nella sala delle udienze in Palazzo della Signoria, mentre il basamento trovò spazio in piazza San Lorenzo e solo nel 1850 la statua si riunì con il suo piedistallo. 

I fiorentini consapevoli delle vicende che avevano accompagnato il monumento non mancarono di ironizzare sugli spostamenti e sulla singolare posizione del grande condottiero: “Messer Giovanni dalle Bande Nere, dal lungo cavalcar annoiato e stanco, scese di sella e si mise a sedere”.

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Ponte alle Grazie

Ponte alle Grazie

Rubaconte di Mandello, podestà di Firenze dal 1237 pose la prima pietra di un ponte sull’Arno che inizialmente prese il suo nome ed era costituito da nove arcate, poi ridotte a sei per la realizzazione dei lungarni.

Caratteristica del ponte erano la presenza di casette di legno, simili a quelle presenti sul Ponte Vecchio, ma che ma qui si trovavano solo all’altezza dei piloni; si trattava di tabernacoli e cappelle ma vi erano anche due oratori, uno dedicato a Santa Caterina e l’altro alla Madonna del Soccorso detta anche Santa Maria alle Grazie da cui poi il ponte prese il nome definitivo. 

Per molto tempo, circa 6 secoli è stato il ponte più vecchio di Firenze;  venne risparmiato dall’alluvione del 1333, ma purtroppo non alle bombe dei nazisti nel 1944.

Il nuovo ponte alle Grazie, progettato dagli architetti Giovanni Michelucci, Edoardo Detti, Riccardo Gizdulich, Danilo Santi e dall’ingegnere Piero Melucci è stato inaugurato il 24 maggio 1957.

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Giulio Cesare Procaccini, Sposalizio Mistico di Santa Caterina, 1616-1620, olio su tela

Giulio Cesare Procaccini, Sposalizio Mistico di Santa Caterina, 1616-1620, olio su tela

🇬🇧: The picture comes from the collection of Cardinal Cesare Monti and entered Brera in 1896. It dates from the second decade of the 17th century and is regarded as one of the finest works by the artist, who drew on the elegance and tenderness of the Emilian culture in which he was trained and used them to develop a style that has all the tumultuous expressiveness of baroque language.



🇮🇹: Il dipinto proviene dalla collezione del cardinale Cesare Monti e da qui è giunto a Brera nel 1896. Si data al secondo decennio del XVII secolo e si colloca tra i capolavori della produzione dell’artista, che recupera l’eleganza e la dolcezza della cultura emiliana in cui si era formato per elaborare uno stile che ha tutta la tumultuosa espressività del linguaggio barocco.

Esecuzione di Savonarola

Esecuzione di Savonarola

Le predicazioni di Girolamo Savonarola (foto 1) in favore di un rinnovamento spirituale della Chiesa, determinarono da parte di Papa Alessandro VI, una risposta decisa che prima scomunicò il frate e poi minacciò Firenze, se non gli avesse consegnato Savonarola. 

Le difficoltà del frate ferrarese consentì ai suoi avversari, gli arrabbiati sostenitori dell’aristocrazia e, i palleschi sostenitori dei Medici, di rialzare la testa. 

La situazione precipitò quando un frate francescano sfidò Savonarola alla prova del fuoco; la pioggia torrenziale impedì lo svolgimento della prova che avrebbe dovuto svolgersi il 7 aprile 1498: tra i sostenitori di Savonarola qualcuno gridò al miracolo, ma il suo tempo stava ormai per finire.

La notte successiva il convento fu assalito e la campana di San Marco suonò inutilmente per richiamare i fedeli a protezione (foto 2); il frate fu catturato e rinchiuso nell’Alberghetto della Torre di Arnolfo, insieme a due confratelli, Domenico Buonvicini e Silvestro Maruffi, fu processato per eresia, sottoposto a tortura e dopo aver estorto la confessione condannato a morte.

Le esecuzioni avvennero il 23 maggio 1498 in Piazza della Signoria (foto 3). Dopo l’impiccagione i tre frati furono arsi su un grande falò e le loro ceneri furono gettate in Arno. 

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